Gian Maria Volonté
Un guerrigliero in divisa da attore"; così era definito Gian Maria Volonté negli anni Settanta. Geniale protagonista del cinema italiano, nato a Milano il 9 aprile 1933, Volonté ha rappresentato senza dubbio il miglior esempio di attore-autore "impegnato" del secolo scorso. Diplomato nel 1957 presso la prestigiosa Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma (dopo un'importante esperienza al fianco di Alfredo De Sanctis, ultimo esponente diretto del teatro tardoromantico ottocentesco), esordì lo stesso anno nella "Fedra" di Jean Racine al Teatro S.Erasmo di Milano. Seguirono anni di intensa attività fra cinema (esordio in "Sotto dieci bandiere" di Duilio Coletti, 1960) teatro e televisione (dove spicca come eccellente attore di sceneggiati quali "L'idiota" di Dostoevskij, "La pisana" e "Il taglio del bosco"), fino al fatidico incontro con Sergio Leone che lo lanciò nel famoso western "Per un pugno di dollari" (1964).
Da lì in poi sarà un susseguirsi di strepitose interpretazioni: bandito, giudice, operaio, politico, ispettore, giornalista...Volonté "vampirizza" (come disse Emidio Greco) i suoi personaggi rendendoli incredibilmente autentici, soprattutto nelle straordinarie impersonificazioni di Enrico Mattei, Lucky Luciano, Bartolomeo Vanzetti, Giordano Bruno, Aldo Moro, Carlo Levi. Il suo contributo si estende oltre il semplice "lavoro dell'attore", coinvolgendo aspetti linguistici ed espressivi che esplodono particolarmente nei film di Elio Petri e Francesco Rosi; "è stato grazie alla sua interpretazione che alcuni personaggi si sono stampati per sempre nell'immaginario collettivo.
Un guerrigliero in divisa da attore"; così era definito Gian Maria Volonté negli anni Settanta. Geniale protagonista del cinema italiano, nato a Milano il 9 aprile 1933, Volonté ha rappresentato senza dubbio il miglior esempio di attore-autore "impegnato" del secolo scorso.
Lui li penetrava fin nel più profondo dell'anima e li rendeva vivissimi attraverso i gesti, il modo di camminare, di parlare, il tono della voce, che poteva modificare in maniera incredibile" (Ugo Pirro). Gli anni Settanta diventano così quelli della definitiva consacrazione, grazie a clamorose pellicole come "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" (Premio Oscar come miglior film straniero nel 1970), "La classe operaia va in paradiso" (Palma d'Oro 1972), "Il caso Mattei" (Palma d'Oro 1972), "Todo modo" e "Cristo si è fermato a Eboli" (David di Donatello 1979), opere dure e provocatorie sui malesseri della società italiana (che, nonostante l'ostracismo del Potere, hanno contribuito in maniera determinante a creare un briciolo di coscienza storica e civile nel nostro Paese). Uomo mite, ma dalla tempra ribelle e temeraria, Volonté si distingue in quegli anni anche per il forte impegno politico e sociale a favore dei "compagni" e dei numerosi colleghi spesso penalizzati da un sistema cinematografico dispotico e sfruttat(t)ore. Erano gli anni irrequieti della contestazione e Barbara Palombelli ricorda "Piazza Esedra piena di gente; apriva il corteo Gian Maria Volonté, bellissimo, i riccioli grigi, con la bandiera rossa e il pugno chiuso verso l'alto". La sua barca a vela divenne addirittura il mezzo per la fuga di Oreste Scalzone (noto leader di Autonomia Operaia, coinvolto nelle inchieste sugli "anni di piombo") in Corsica, nel 1981. "In questo, Gian Maria Volonté è stato davvero unico, orgogliosamente contro qualsiasi equilibrio costituito, mai riconciliato con la normale routine professionale, o con il quieto vivere dei rapporti meramenti formali.
Per Volonté essere uomo e attore non ha mai fatto differenza, per lui non c'era calcolo o interesse professionale che potessero condizionare una scelta o una presa di posizione ritenute necessarie. In anni di scontri ideologici e contrapposizioni frontali lui amava schierarsi, anche pagando costi alti in termini di carriera; era però anche un compagno di strada scomodo, perchè alla solidarietà, ai tempi lunghi della politica, al compromesso preferiva spesso il gesto dirompente, perchè era magari indisponibile a firmare manifesti ma sempre pronto ad accorrere, autonomamente, spericolatamente, ovunque ci fosse una buona causa da combattere" (Franco Montini e Piero Spila). Nel corso degli anni Ottanta viene quindi inesorabilmente escluso dalle nuove produzioni e gira solo sette film, fra i quali "La Morte di Mario Ricci" (Palma d'Oro come miglior attore nel 1983) e "Il caso Moro" (struggente riabilitazione dell'ex leader democristiano che gli vale l'Orso d'Argento al Festival di Berlino). Nel 1991 vince il Leone d'Oro alla carriera e partecipa al suo ultimo film italiano, "Una storia semplice" (tratto dall'ultimo romanzo di Leonardo Sciascia, autore fondamentale nella filmografia di Volonté). La morte lo coglie improvvisamente il 6 dicembre 1994 a Florina (Grecia), sul set de "Lo Sguardo di Ulisse" di Theo Anghelopoulos; muore così un vero eroe del nostro cinema, forse l'unico a credere veramente nell'utopìa di cambiare il mondo attraverso una cinepresa...
"Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c'è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressiste di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l'arte e la vita."
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